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Lo stabilimento termale Tettuccio di Montecatini Terme

Lo stabilimento termale Tettuccio a Montecatini Terme è uno dei centri termali più affascinanti d'Italia proprio per la sua struttura neo classica, che con le sue colonne, vasche e numerose statue richiama molto le atmosfere termali dell'antica Roma. Oggi non è solo un centro termale famoso per le sue acque curative, ma anche un luogo di visita di numerosi turisti, che affascinati, passeggiano tra i vari edifici del complesso, e il bellissimo parco che lo...

Lo stabilimento termale Tettuccio a Montecatini Terme è uno dei centri termali più affascinanti d’Italia proprio per la sua struttura neo classica, che con le sue colonne, vasche e numerose statue richiama molto le atmosfere termali dell’antica Roma. Oggi non è solo un centro termale famoso per le sue acque curative, ma anche un luogo di visita di numerosi turisti, che affascinati, passeggiano tra i vari edifici del complesso, e il bellissimo parco che lo circonda.

Lo stabilimento termale Tettuccio di Montecatini Terme 05
L’architettura dello stabilimento richiama le terme dell’antica Roma

Le proprietà benefiche e salutari delle acque di Montecatini Terme furono decantate già nel Quattrocento, ma tra tutte in particolare si faceva riferimento al Bagno Nuovo, una fonte sorgiva protetta da un tettuccio. Caratteristiche che nei secoli a venire ne ha fatto cambiare il nome, infatti oggi per Tettuccio non si indica solo la fonte ma anche lo stabilimento termale che vi è stato costruito sopra.

Lo stabilimento termale Tettuccio di Montecatini Terme 05
Cupola con affreschi di Ezio Giovannozzi

Il primo complesso di edifici a scopo termale furono realizzati negli anni tra il 1779 ed il 1781 sul progetto dell’architetto Gaspero Maria Paoletti, ma la struttura attuale in stile neoclassico la si deve principalmente all’architetto fiorentino Ugo Giovannozzi. Aspettò infatti a quest’ultimo, nel 1916 il compito di ristrutturare gli edifici del complesso. La sua idea fu quella di integrare gli edifici esistenti con numerosi colonnati, statue e decorazioni neoclassiche che richiamassero in modo evidente il mondo e le atmosfere delle antiche terme romane.

Lo stabilimento termale Tettuccio di Montecatini Terme - Fonte
Fonte Tettuccio con la fontana a Conchiglia

I lavori si protrassero fino al 1928, e da allora la struttura è rimasta pressoché immutata fino ad oggi. La parte più importante della struttura è proprio la fonte Tettuccio, le cui acque termali vengono oggi rilasciate da una fontana di bronzo a forma di conchiglie e le cui acque vengono raccolte in una ampia vasca a semicerchio, circondata a sua volta da un colonnato che si affaccia sull’ampio parco circostante.

Lo stabilimento termale Tettuccio di Montecatini Terme 05
Pannelli decorativi in ceramica policrma

Sempre risalente a quegli anni vi è una serie di grandi pannelli allegorici realizzati dal pittore pescarese Basilio Cascella e raffiguranti i diversi momenti della vita. Queste raffigurazioni sono state poste lungo la parete di un vasto corridoio alla cui base vi sono molti rubinetti a cui si può attingere ad altre fonti termali presenti, ognuna delle quali presenta le sue peculiari caratteristiche curative. Queste sono la Rinfresco, la Leopoldina e la Regina, oltre alla Tettuccio su cui è costruito lo stabilimento.

Lo stabilimento termale Tettuccio di Montecatini Terme 05
Fonte Rinfresco

Queste acque in bocca hanno un netto sapore minerale, dovuto proprio alla carica di elementi disciolti in essa. A seconda delle fonti si hanno composizioni diverse di questi minerali e quindi anche diverse proprietà curative. La fonte Leopoldina produce un’acqua a forte carica minerale, ed il suo uso viene consigliato per patologie legate ad un cattivo funzionamento dell’intestino. Inoltre se ne fa un uso nei trattamenti di fangoterapia, nelle inalazioni e nei bagni. La fonte Regina invece ha una carica minerale media ed è utilizzata principalmente per la cura del fegato. La fonte Tettuccio ha una carica minerale minore e viene utilizzata per scopi depurativi sia del fegato che per la produzione di troppo colesterolo. Infine la fonte Rinfresco con una carica minerale ancora minore, viene anch’essa utilizzata a scopi depurativi ma soprattutto per la diuresi.


La romantica Verona si racconta nei suoi monumenti

Verona è una delle città più belle d'Italia e merita certamente di essere visitata. Moltissime sono le opere d'arte ed i monumenti raccolti nel suo centro storico dove abbondano palazzi, archi e ponti e splendide eredità del suo passato romano come...

Verona è una delle città più belle d’Italia e merita certamente di essere visitata. Moltissime sono le opere d’arte ed i monumenti raccolti nel suo centro storico dove abbondano palazzi, archi e ponti e splendide eredità del suo passato romano come l’Arena.

Verona - Panorama sul centro storico
Panorama sul centro storico di Verona

L’Arena di Verona

L’anfiteatro romano di Verona, noto a tutti come L’Arena, è uno dei meglio conservati al mondo ed è il terzo in ordine di grandezze (dopo il Colosseo e quello di Capua). La struttura fu realizzata nel 30 d.C. per ospitare eventi e battaglie tra gladiatori in voga a quei tempi. Ancora oggi è famosa in tutto il mondo per i suoi spettacoli colossali tra cui opere e concerti. L’Arena è infatti in grado di ospitare ben 25000 spettatori.

Verona - Arena di Verona
Arena di Verona

Il suo perfetto stato di conservazione nei suoi due millenni di storia si deve in gran parte all’ordine dei Conservatori dell’Arena, un gruppo istituito nel Cinquecento appositamente per preservare al meglio il monumento.

Ponte Scaligero

Al limite occidentale del centro storico di Verona, vi è il Ponte Scaligero che permette di attraversare il fiume Adige. Questo ponte merlato a 3 ampi archi appartiene in realtà all’antico sistema difensivo della città che comprende anche il Castelvecchio. Il Ponte Scaligero è di origine medievale e fu realizzato da Cangrande II tra il 1354 ed il 1376.

Verona - Ponte Scaligero con Castelvecchio
Ponte Scaligero (Verona)

La struttura che tutti noi oggi ammiriamo è il frutto di una massiva ricostruzione avvenuta nell’immediato dopoguerra, dato che il ponte originale venne abbattuto durante i bombardamenti tedeschi nel 1945. L’opera di ricostruzione fu lunga e laboriosa, con il recupero totale di tutti i pezzi originali dal letto del fiume sottostante.

Castelvecchio

A ridosso del ponte Scaligero vi è la fortezza medievale il cui nome originale è Castello di San Martino in Aquaro, ma che oggi è nota a tutti come Castelvecchio. Anche questa costruzione fu realizzata per volere di Cangrande II sempre negli stessi anni del vicino ponte.

Verona - Castelvecchio - cortile interno
Castelvecchio – cortile interno (Verona)

Oggi il castello è sede di una fornitissima pinacoteca e di un museo che ospita numerosi reperti romani e paleocristiani. Belle anche le collezioni di gioielli, armature e altri oggetti risalenti al periodo di occupazione degli ostrogoti e dei longobardi.

Arco dei Gavi

Nei pressi del Castelvecchio, su di un lato si erge l’Arco dei Gavi, una struttura una volta possente ma che oggi appare piccola se confrontata alle vicine e possenti mura del castello. Si ritiene che l’autore dell’arco sia il famoso Vitruvio Cerdone che lo realizzò negli anni compresi tra l’imperatore Augusto e Tiberio, per volere della gens Gavia, la più potente famiglia di allora, da cui prende il nome.

Verona - Arco dei Gavi
Arco dei Gavi – Verona

Quest’arco romano si trovava in realtà sulla via Postumia, la via principale della città. Oggi invece si trova in una posizione diversa a causa di uno suo smantellamento completo da parte delle truppe napoleoniche nel 1805 per favorire il passaggio stradale. Le parti vennero riassemblate solo molti anni più tardi nel 1933 nella sua posizione attuale.

Piazza delle Erbe

Una delle due piazze più importanti del centro storico di Verona, la Piazza delle Erbe prende il suo nome dall’antico mercato delle verdure che qui si svolgeva in epoca medievale. Ancora oggi al centro della piazza vi sono alcune file di bancarelle che vendono un po’ di tutto, a memoria di quei tempi. Ai lati della piazza invece ci sono numerosi locali sempre affollati, in particolare durante le ore di aperitivo.

Verona - Piazza delle Erbe
Piazza delle Erbe (Verona)

Nella parte settentrionale della piazza bi è una colonna con in cima il Leone di San Marco a memoria del 1405, anno in cui Verona fu ammessa alla Repubblica di Venezia. Al centro della piazza, semi nascosta dalle bancarelle vi è una fontana con una statua risalente all’epoca romana.

Piazza dei Signori

Altra grande piazza del centro storico è la Piazza dei Signori. Al centro vi domina la statua di Dante, piuttosto recente (XIX secolo). Mentre di grande importanza sono i palazzi che si affacciano sulla piazza. Risalenti al Trecento vi sono due palazzi. Il Palazzo del Capitano, chiamato così perchè fu sede del comandante militare della città. Ed il Palazzo della Ragione, cioè la Corte di Giustizia, il cui cortile presenta una bella scalinata in pietra risalente però al Quattrocento.

Verona - Piazza dei Signori
Piazza dei Signori (Verona)

Sempre sulla piazza, si erge alta e maestosa la Torre dei Lamberti, che raggiunge gli 84 metri di altezza. Sempre sulla piazza, sull’altro lato vi è la Loggia del Consiglio di epoca rinascimentale. La facciata nella parte superiore presenta degli affreschi del 1493, arricchita inoltre da varie statue di personaggi illustri dell’antica Roma nati a Verona (Catullo, Plinio e Vitruvio).

Duomo di Verona

Verona ha moltissime chiese nel suo centro storico, che costituiscono anch’esse un tesoro architettonico e monumentale d’eccezione. Tra queste vi è Chiesa di Santa Maria Matricolare, nota come il Duomo di Verona. Questa chiesa fu eretta nel 1139 e presenta tutt’oggi molte caratteristiche romaniche dell’epoca, tra cui la facciata. In particolare, questa conserva ancora l’antico portale romanico del maestro scalpellino Nicolò, che realizzò anche molti elementi della chiesa di San Zeno.

Verona - Duomo o Chiesa di Santa Maria Matricolare
Chiesa di Santa Maria Matricolare o Duomo di Verona

Come cornice del portale quindi troviamo moltissime figure scultoree, tra cui i cavalieri Olivio ed Orlando, due impavidi combattenti al servizio di Carlo Magno di cui se ne ricorda il nome in molti poemi eroici medievali. Oltre queste due personaggi, vi sono anche molte altre statue di santi ed evangelisti, riconoscibili dalle folte barbe. Accanto al portale principale vi è un altro portale più piccolo, realizzato sempre in stile romanico e con un bassorilievo raffigurante Giona e la Balena, e le figure mitologiche come le cariatidi.

Verona - Duomo , particolare del portico principale
Particolari del portico principale del Duomo (Verona)

All’interno della chiesa vi è custodita in una cappella laterale L’Assunta di Tiziano (1535-40), un tesoro pittorico di grande rilievo. Sempre nel complesso della chiesa vi è un chiostro, in cui sono stati esposti moltissimi reperti appartenenti ad antiche strutture religiosi presenti in precedenza alla costruzione della chiesa.

Chiesa di Santa Anastasia

Altra importante chiesa è la Chiesa di Santa Anastasia. Questo edificio di grandi dimensioni fu edificata nel 1290 su ordine dei frati Domenicani in cui officiarono messa. Rispetto al Duomo è stata realizzata circo un secolo più tardi, e quindi la sua struttura presenta un misto di elementi tardo romanici e gotici allo stesso tempo. La facciata presenta un portale in stile gotico arricchito da affreschi risalenti al XV secolo, oggi in gran parte scoloriti. Inoltre vi è anche un bassorilievo con scene del martire San Pietro.

Verona - Facciata della Chiesa di Santa Anastasia
Facciata della Chiesa di Santa Anastasia (Verona)

L’interno invece ha una struttura base in stile romanico mentre la parte più alta già presenta archi ed elementi gotici che si estendono in altezza. Degne di nota sono le due acquasantiere sostenute da due sculture molto realistiche chiamati “Gobbi” e che rappresentano dei mendicanti (una del XV e l’altra del XVI secolo). Bellissimi anche i numerosi affreschi e decorazioni che arricchiscono fortemente gli elementi interni della chiesa.

Verona - Navata della Chiesa di Santa Anastasia
Interno della Chiesa di Santa Anastasia (Verona)

Chiesa di San Zeno Maggiore

Ma tra i capolavori del romanico italiano vi è la Chiesa di San Zeno Maggiore. Questa chiesa realizzata tra gli anni 1120 e 1138 è infatti la chiesa romanica più ricca di ornamenti di tutta Italia. Voluta per ospitare le spoglie del santo patrono di Verona, morto tra il 372 e il 380, fu edificata sul luogo della sua tomba. Gli edifici preesistenti furono abbattuti e fu realizzato così un ampio complesso, tra cui la chiesa, un vasto chiostro laterale, ed un alto campanile di ben 72 metri e realizzato nel 1175.

Verona - Chiesa di San Zeno Maggiore
Chiesa di San Zeno Maggiore – abside e campanile (Verona)

La struttura esternamente presenta una particolare colorazione a colori alternati con strati di tufo chiaro alternati a mattoni più scuri. Sulla parete occidentale, vi è un portale laterale caratterizzato da due battenti riccamente decorati con ben 24 formelle ciascuna. Queste formelle raffigurano scene prese dalla Bibbia e dalla vita di San Zeno. Di origine molto antica, queste formelle risalgono in parte 1030, periodo antecedente la costruzione della chiesa, ed altre realizzate durante la costruzione della chiesa, circa un secolo dopo.

Verona - Chiesa di San Zeno Maggiore, pannelli marmorei
Chiesa di San Zeno Maggiore, pannelli marmorei (Verona)

Sempre sulla facciata abbiamo un rosone che simboleggia la ruota della fortuna, con sculture raffiguranti l’alternanza delle sorti umane, mentre il portale è racchiuso in un portico a baldacchino poggiante su due esili colonne con ai lati dei pannelli in marmo con dei bassorilievi scolpiti nel 1140 raffiguranti la vita del Cristo e scene prese dalla Genesi.

Verona - Chiesa di San Zeno Maggiore, facciata e torrione laterale
Facciata della Chiesa di San Zeno Maggiore e torrione laterale (Verona)

La navata centrale della chiesa è stata realizzata sulla base di una precedente basilica romana, mentre l’altare maggiore posto in una posizione elevata rispetto al resto della chiesa, probabilmente poggia su dove si trovava lo scranno del giudice. Inoltre, sempre riguardo alla sorte degli edifici precedenti, si narra che il torrione a sinistra della facciata sia stato realizzato sopra la tomba di re Pipino (777-810).

Ponte della Pietra ed il Teatro Romano

All’estremità settentrionale del centro storico, dove l’Adige raggiunge il culmine l’ansa che racchiude su tre lati la città, vi è il Ponte della Pietra. Questo ponte è il più antico della città e risale all’epoca romana. Purtroppo i tedeschi, durante la loro ritirata nella Seconda Guerra Mondiale, fecero saltare in aria l’antico ponte, e fu ricostruito solo dopo notevoli sforzi, riutilizzando e ricomponendo le parti cadute sul fondo del fiume.

Verona - Ponte della Pietra
Ponte della Pietra (Verona)

Questo ponte permette di raggiungere una parte della città in cui vi sono luoghi e palazzi di interesse. Dalla sponda si sale rapidamente, e sfruttando tale dislivello, gli antichi romani hanno realizzato in questo luogo un Teatro Romano. Quest’altra importante eredità del periodo romano, risale al I secolo a.C. e fa comprendere come insieme all’Arena, la popolazione romana di Verona era particolarmente dedita a spettacoli pubblici, intrattenimenti. In questo Teatro si tenevano commedie di autori latini come Terenzio e Plauto. Ancora oggi il teatro viene utilizzato per rappresentazioni teatrali.

Verona - Teatro Romano
Teatro Romano (Verona)


Aventino, uno dei Sette Colli di Roma

L'Aventino, noto come uno dei sette colli su cui è stata fondata la città di Roma, è oggi un bellissimo quartiere del centro, in cui si possono visitare molti monumenti di interesse architettonico. Risalendo dal Circo Massimo si possono visitare i numerosi monumenti, come la chiesa paleocristiana di Santa Sabina, il bellissimo Parco degli Aranci, ricavato dall'antica fortezza Savelli e da cui è possibile ammirare il centro di Roma, il Gran Priorato dell'Ordine di Malta con il suo famoso...

L’Aventino, noto come uno dei sette colli su cui è stata fondata la città di Roma, è oggi un bellissimo quartiere del centro, in cui si possono visitare molti monumenti di interesse architettonico. Risalendo dal Circo Massimo si possono visitare i numerosi monumenti, come la chiesa paleocristiana di Santa Sabina, il bellissimo Parco degli Aranci, ricavato dall’antica fortezza Savelli e da cui è possibile ammirare il centro di Roma, il Gran Priorato dell’Ordine di Malta con il suo famoso buco della serratura da cui è possibile ammirare il cupolone, e a Maggio visitare il meraviglioso Roseto Comunale con le centinaia di varietà di rose in piena fioritura.

Storia del colle Aventino

Come tutti sappiamo il colle Aventino fu uno dei sette colli di Roma su cui si fonda la città di Roma, e quindi la sua storia fu strettamente legata a quella della città fin dalle sue remote origini. In realtà l’origine del termine Aventino è ancora incerta, lo stesso vale per gli antichi autori latini. Per Virgilio, Aventino fu il nome del figlio della sacerdotessa Rea e di Ercole e che si alleò con Turno, re dei Rutuli, per combattere contro Enea. Per Varrone, Livio e Ovidio, Aventinus fu invece il nome di un re albano ucciso e sepolto sul colle. Pe altri ancora, invece il nome di questo colle deriverebbe da caratteristiche naturali: ab advectu, perchè era necessaria una barca per attraversare la palude tiberina e giungere fino al colle, o ab avibus, per via degli uccelli acquatici che si levavano in volo dal Tevere per raggiungere il colle. Per altri ancora Aventinus sarebbe il nome dato sai Sabini al colle dopo la concessione di Romolo ad insediarvisi per formare Roma, per ricordare il fiume Avens, presente allora in Sabina.

Già nel periodo di Servio Tullio, uno dei sette re di Roma, l’Aventino fu incluso nel circuito di mura che circondavano la città, anche se non era ancora compresa nel pomerio (confine sacro ed inviolabile della città di Roma). La sua posizione marginale favorì quindi la costruzione di molti edifici religiosi adibiti al culto straniero. Nel V e IV secolo a.C. , infatti, furono edificati in questa zona molti luoghi di culto dedicati a divinità etrusche ed italiche, come Iuno Regina (divinità di Veio) e Verumnus (protettore della vegetazione e degli alberi fruttiferi di Volsinii, cioè l’odierna Bolsena). Ma anche durante il periodo imperiale l’Aventino fu scelto per erigere luoghi di culto dedicati a divinità straniere (sempre più esotiche e lontane) come per esempio Iside e poi il Cristianesimo.

Roma Aventino - Veduta di Roma da Parco degli Aranci
Veduta di Roma dal Ciglio dell’Aventino

La ricchezza di strutture ed edifici religiosi nell’Aventino è rimasta pressoché immutata fino ai giorni nostri. La costruzione di luoghi di culto dediti a divinità straniere era in gran parte dovuta alla forte presenza straniera nella popolazione residente in questo quartiere. Infatti la vicina presenza di zone mercantili come il Porto Tiberino ed il Foro Boario a sud, e la pianura del Testaccio ed il suo nuovo porto fluviale a sud, portarono numerosi mercanti a cercare dimora nel vicino quartiere.

Durante il periodo medievale gli antichi luoghi sacri di culto, ormai in rovina ed abbandonati furono via via ripresi come basi per la costruzione di nuovi edifici religiosi, ed inoltre è in questo periodo che sulla parte più alta dell’Aventino, in corrispondenza del dirupo che si affaccia sul Tevere, fu costruita la Rocca Savelli, sfruttando la sua posizione strategica, e dove si rifugiò papa Onorio IV nel XIII secolo.

Roma Aventino - Basilica dei Santi Bonifacio e Alessio
Roma Aventino – Basilica dei Santi Bonifacio e Alessio

Nel Settecento, uno dei complessi ecclesiastici fu scelto dall’architetto Gian Battista Piranesi per realizzare la sede del Priorato dell’Ordine dei Cavalieri di Malta. Fuori dal cancello di entrata di tale struttura, si trova sempre una lunga fila di turisti che fanno la coda per “spiare attraverso il buco della serratura”. E’ infatti un’interessante attrazione turistica quella di osservare la cupola di San Pietro attraverso tale buco.

Basilica di Santa Sabina

Questo antico edificio fu realizzato tra il 422 ed il 432, sotto le direttive del sacerdoto Pietro di Illiria, durante il papato di Celestino I. Questa chiesa fu realizzata molto probabilmente sull’antico Titulus Sabinae, e rappresenta un ottimo esempio di basilica paleocristiana a pianta longitudinale. Dopo l’editto di Costantino, e la libertà di esercizio del Cristianesimo, si istituirono molti titulus, che erano delle strutture private che venivano donate alla comunità cristiana per esercitare il nuovo culto.

Roma Aventino - Basilica di Santa Sabina
Roma Aventino – Basilica di Santa Sabina

La Basilica di Santa Sabina rappresenta tra le chiese paleocristiane, uno degli esemplari di maggior pregio, riccamente decorata da pareti con intarsi marmorei e allo stesso tempo la presenza di colonne e capitelli recuperati dal vicino Tempio di Giunone. La facciata della chiesa si apre su un atrio su cui sono stati raccolti moltissimi reperti romani, tra cui sarcofagi, lapidi, transenne ed altri elementi recuperati dai numerosi resti romani su cui è stata eretta la struttura. La facciata è costituita per gran parte da un portico ad arcate poggiato su quattro colonne di marmo a spirale e quattro colonne di granito. Mentre l’interno è articolato su tre navate a terminazione absidale, separate tra di loro da due serie di colonne corinzie che sostengono delle arcate continue ad ampio raggio.

Roma Aventino - Basilica di Santa Sabina - colonne sulla navata laterale
Roma Aventino – Basilica di Santa Sabina – colonne sulla navata laterale

La basilica sebbene risalente al periodo paleocristiano, ha subito numerose modifiche e restauri nel corso dei secoli. Già nell’Alto medioevo, con papa Eugenio II (824-827) si aggiunse alla struttura la Schola Cantorum, mentre nel 1222 furono aggiunti il campanile e il chiostro. Altri profondi restauri furono effettuati da Domenico Fontana nel 1587 e da Francesco Borromini nel 1643. Ma nel Novecento, riscoprendo il valore degli stili architettonici, inziarono alcuni lavori promossi dall’architetto Antonio Muñoz , allo scopo di rimuovere le numerosi sovrapposizione aggiunte dal Fontana, in modo da restituire alla basilica di Santa Sabina, il suo aspetto paleocristiano.

Roma Aventino - Basilica di Santa Sabina - entrata e portico
Roma Aventino – Basilica di Santa Sabina – entrata

La Fontana del Mascherone

Nella piazza antistante la Basilica di Santa Sabina, vi è una fontana monumentale, la fontana del Mascherone di Santa Sabina. Questa fontana risale al 1936 quando, durante la sistemazione della piazza, l’architetto Antonio Muñoz decise di realizzare una pregevole fontana in prossimità del portale d’accesso al Parco degli Aranci, assemblando pezzi d’antichità che si trovavano nei magazzini comunali, allo scopo di abbellire ulteriormente questo luogo.

Roma Aventino - Fontana del Mascherone di Santa Sabina
Roma Aventino – Fontana del Mascherone di Santa Sabina

Il mascherone della fontana è un’opera dello scalpellino Bartolomeo Bassi, che lo realizzò nel 1593 su disegni di Giacomo della Porta. Originariamente quest’opera era posta nel Campo Vaccino, proprio sopra la vasca termale in granito su cui è attualmente collocato, e veniva utilizzato come abbeveratoio per le mandrie che vi pascolavano. Agli inizi dell’Ottocento, Papa Pio VII Chiaramonti (1800-1823) separò la struttura in due parti distinte: la vasca in granito fu trasferita a Montecavallo, come fontana sotto le statue dei Dioscuri, mentre il mascherone, venne trasferito al Porto Leonino, dove fu collocato nella fontana dell’Acqua Lancisiana, rimanendovi fino al 1897, anno in cui la struttura venne smantellata per l’apertura dei lungotevere. Nel 1936, Muñoz ebbe la saggezza di riassemblare i due manufatti in una sola struttura.

Rocca Savella ed il Parco degli Aranci

Dalla Piazza di Santa Sabina e proprio in corrispondenza della Fontana del Mascherone, si erge quello che rimane della Rocca Savella, un’area fortificata oggi utilizzata come giardino e chiamato Parco degli Aranci. Quello che oggi è considerato uno dei posti più romantici di Roma, era nel periodo medievale una possente fortezza. La costruzione originaria fu probabilmente eretta da Cencio Camerario, cioè papa Onorio III. Il nome Rocca Savella si deve alla famiglia Savelli che fu la proprietaria di questa fortificazione per tutto il XIII secolo.

Roma Aventino - Giardino degli Aranci, Rocca Savella
Giardino degli Aranci, Rocca Savella (Aventino – Roma)

La Rocca Savella ebbe lo scopo di controllare la strada di accesso al colle Aventino che dalle rive del Tevere risaliva fino fino alla sommità del ciglio dove questa si trovava (Clivio di Rocca Savella). Ma già nel Cinquecento la rocca perse la sua funzione difensiva e smise di essere utilizzata come fortificazione. La parte interna alle mura fu via via dedicata a giardino. Della vecchia fortezza ormai rimane solo la cinta muraria, intervallata da torri squadrate di cui rimangono solo alcuni resti.

Roma Aventino - Rocca Savella
Clivio di Rocca Savella (Roma – Aventino)

Ma la posizione strategica ritornò utile anche in seguito, quando nel Settecento utilizzarono la Rocca come area di controllo dell’area fluviale, e nel 1849 dai soldati della Repubblica Romana comandati da Giuseppe Garibaldi contro le milizie francesi.

Roma Aventino - Rocca Savella e Giardino degli Aranci visto dal tevere
Roma Aventino – Rocca Savella e Giardino degli Aranci visto dal tevere


Antonio Donghi ed il Realismo magico

al punto che molte delle sue opere hanno raggiunto in recenti aste con cifre da capogiro, Antonio Donghi è uno degli esponenti principali di quella corrente artistica definita il Realismo magico. Questa corrente artistica, principalmente italiana, si sviluppò nel ventennio compreso tra i due conflitti mondiali, e anche se oggi poco nota ai molti, vale la pena riprenderla in esame, grazie alle opere di questo...

Riscoperto molto recentemente, a tal punto che molte delle sue opere hanno raggiunto in recenti aste con cifre da capogiro, Antonio Donghi è uno degli esponenti principali di quella corrente artistica definita il Realismo magico. Questa corrente artistica, principalmente italiana, si sviluppò nel ventennio compreso tra i due conflitti mondiali, e anche se oggi poco nota ai molti, vale la pena riprenderla in esame, grazie alle opere di questo artista.

Antonio Donghi - Donna al Caffè (1931)
Antonio Donghi – Donna al Caffè (1931)

Antonio Donghi nasce a Roma alla fine dell’Ottocento (1897) e dopo gli studi di base riusci ì a completare gli studi presso il Regio Istituto di Belle Arti di Roma proprio poco prima dell’entrata dell’Italia in guerra nel 1916. Richiamato alle armi fu inviato nel fronte francese. Al termine della guerra, Antonio Donghi riprese lo studio della pittura, interessandosi particolarmente alla pittura classica del Seicento e del Settecento di cui erano pieni i musei italiani.

Antonio Donghi - Convento (1928)
Antonio Donghi – Convento (1928)

Già dal 1922 il giovane pittore cominciò a presentare le sue opere in alcune importanti mostre, dove il tema generale era quello di stile neoclassico. Le sue opere piacquero già immediatamente che al termine del 1924 riuscì a partecipare ad una importantissima mostra a Milano curata dallo scrittore e critico d’arte Ugo Ojetti, in cui partecipavano artisti del livello di de Chirico, Trombadori e Virgilio Guidi. E’ proprio in questo periodo che le sue opere insieme a quelle di altri artisti vennero raccolte in uno stile chiamato Realismo Magico, termine coniato per la prima volta dal critico tedesco Franz Roh.

Antonio Donghi - Donne per le scale (1929)
Donne per le scale (1929) – Antonio Donghi

Tale stile si basava sulla fusione rappresentativa tra realtà ed immaginazione. Lo scrittore Massimo Bontempelli definì il Realismo Magico con la seguente frase: «L’immaginazione non è il fiorire dell’arbitrario, e molto meno dell’impreciso. Precisione realistica di contorni, solidità di materia ben poggiata sul suolo e intorno come un’atmosfera di magia che faccia sentire, traverso un’inquietudine intensa, quasi un’altra dimensione in cui la nostra vita si proietta». E le opere e lo stile di Donghi esprimono perfettamente questi concetti con i suoi soggetti rappresentati dai contorni ben definiti, immobili, ma che esprimono nell’insieme una sensazione di irrequietezza, di introspezione, tanto da ricercare un qualcosa oltre la staticità dei personaggi.

Antonio Donghi - Juggler (1926)
Giocoliere (1926) – Antonio Donghi

Donghi riuscì infatti ad esprimere con le sue pitture, un senso di concretezza astratta, una iperrealtà che adorna di magia un realismo rappresentativo. Molte delle sue opere si orientano sempre sugli stessi temi preferiti: ritratti di persone, spesso protagonisti dell’avanspettacolo come attrici, cantanti e saltimbanchi. I soggetti vengono raffigurati in atteggiamenti particolari, con pose immobili, senza dinamismo, ma con una tensione espressiva evidente.

Antonio Donghi - Giocoliere (1936)
Giocoliere (1936) – Antonio Donghi

Grazie alle sue opere, il successo dell’artista fu molto rapido e già dal 1925 il suo talento fu riconosciuto a livello internazionale, partecipando a molte esibizioni d’arte negli Stati Uniti, ma anche in Argentina ed in altre parti d’Europa. Nella seconda metà degli anni ’30, ottiene l’insegnamento presso la Regia Accademia di Belle Arti di Roma, e quindi la sua attività si divide tra pittura ed insegnamento.

Antonio Donghi - Autoritratto (1943)
Autoritratto (1943) – Antonio Donghi

Nel secondo dopoguerra, l’artista si fece più riservato, e gran parte delle sue creazioni furono realizzate appositamente per i suoi affezionati collezionisti. Negli anni Cinquanta fino alla data della sua morte (1963) Donghi produsse esclusivamente paesaggi, ma furono opere che assunsero nella sua carriera artistica un tono minore, trovandosi in disarmonia con gli stili astratti del momento.



Fano, da Augusto ai Malatesta

L'antica Fanum Fortunae era già presente quando Giulio Cesare attraversò il Rubicone pronunciando la frase "alea iacta est". Infatti si trattava di un centro abitato di origini italiche, che si era sviluppato, molto probabilmente, intorno ad un tempio della Fortuna. Fano però si potè considerare una vera e propria città durante il periodo dell'imperatore Augusto, divenendo la Colonia Julia Fanestris, con un'estensione urbana considerevole che comprendeva diverse strade (carde che...

L’antica Fanum Fortunae era già presente quando Giulio Cesare attraversò il Rubicone pronunciando la frase “alea iacta est”. Infatti si trattava di un centro abitato di origini italiche, che si era sviluppato, molto probabilmente, intorno ad un tempio della Fortuna. Fano però si potè considerare una vera e propria città durante il periodo dell’imperatore Augusto, divenendo la Colonia Julia Fanestris, con un’estensione urbana considerevole che comprendeva diverse strade (carde che decumani). Lo stesso Augusto dotò Fano di una cinta muraria dotata di un sistema di torrioni.

Fano - Augusto Imperatore romano
Augusto e la città di Fano

La città crebbe sempre di più di importanza, tanto da diventare la destinazione della via Flaminia, che da Roma partiva attraversando l’intero Appennino per finire nell’Adriatico, proprio in corrispondenza di Fano. La strada consolare entrava ad occidente nella città, diventandone il decumano massimo, per poi andare ad angolo retto come cardo massimo e dirigersi verso Rimini, seguendo la linea costiera. Ed è proprio ai due attraversamenti della Flaminia che si ebbe la maggiore densità di monumenti importanti, come l’Arco di Augusto, la Porta Giulia, e al centro il Foro con la famosa Basilica di Vitruvio. Del periodo romano, solo l’arco è giunto fino ad oggi, mentre le altre due sono andate perse.

Fano - Chiesa di Sant'Antonio Abate
Chiesa di Sant’Antonio Abate – Fano

Nel 358, con i primi segnali di caduta dell’Impero Romano d’Occidente, Fano fu in gran parte distrutta dall’esercito dei Goti capitanati da Vitige, nella lunga lotta contro i Bizantini di Belisario. Ridotta nuovamente ad un piccolo centro abitato, Fano entrò a far parte della pentapoli marittima sotto la guida dell’esarca di Ravenna.

Per quanto riguarda il Medio Evo, dopo un lungo periodo di dominazione longobarda, la città divenne libero comune nel X secolo come molte altre città italiane. E proprio in quel periodo, Fano entrò in una lunghissima fase di continue battaglie e rappresaglie con le città vicine e le lotte di potere delle varie famiglie che cercavano di contendersi l’egemonia e le signorie dei vari comuni.

Fano - Cattedrale di Santa Maria Maggiore
Cattedrale di Santa Maria Maggiore – Fano

Nella lotta tra guelfi e ghibellini, tra le varie famiglie di Fano, prevalse nel 1357 infine la famiglia dei Malatesta, con Galeotto I, una lunga dinastia destinata a governare per oltre un secolo fino al 1463, anno in cui perse l’indipendenza per entrare a far parte dello Stato della Chiesa. Durante la signoria dei Malatesta, il centro urbano ricominciò a svilupparsi, godendo del particolare momento di tranquillità. Le nuove classi emergenti, in particolare quella dei mercanti, spinsero la costruzione di numerosi edifici, sia civili che religiosi, mutando profondamente l’assetto urbano. Tra queste opere vi è la costruzione del Palazzo Malatestiano.

Fano - Cinta muraria malatestiana
Cinta muraria malatestiana – Fano

Sempre ai Malatesta, di deve la costruzione di altre opere, come la nuova cinta muraria che dovette comprendere anche i nuovi borghi popolari che si estendevano oltre le antiche mura romane. Mentre su di una preesistente fortezza romana situata lungo le mura settentrionale, fu realizzata la Rocca Malatestiana, costruita tra il 1438 ed il 1452.

Nel 1463, dopo l’assedio di Federico da Montefeltro, la città cadde sotto il dominio vaticano, e perdendo tutti i diritti di libero comune. Terminò quindi il lungo periodo delle signoria dei Malatesta. Dopo tale periodo Fano perse gran parte della sua importanza, e non conobbe ulteriori e particolari sviluppi, rimanendo così strutturalmente immutata da allora. La città seguì quindi tutte le vicissitudini dello Stato pontificio fino all’Unità d’Italia.

Fano - Porta Augustea e Loggia di San Michele
Porta Augustea e Loggia di San Michele – Fano

Arco di Augusto

L’imperatore Augusto, particolarmente legato alla città di Fano, fece erigere nel 9 d.C., in corrispondenza dell’entrata della Flaminia nell’urbe, una poderosa porta nel 9 d.C., erroneamente chiamata Arco di Augusto, anche se non si tratta di un arco onorario. Questa struttura è giunta sino ad oggi parzialmente mutilata, rimanendo priva dell’attico superiore, che fu abbattuto durante l’assedio del 1463 da parte di Federico da Montefeltro.

Fano - Porta augustea - Arco d'Augusto
Porta Augustea o Arco d’Augusto – Fano

La porta augustea è realizzata in travertino ed è composta da un arco a tre fornici, con quello centrale di maggiori dimensioni. Ai lati della struttura erano presenti due torrioni a pianta a ferro di cavallo posti a difesa del passaggio e da cui poi partivano le mura della cinta muraria. Di tali strutture, quello di destra fu abbattuto nel XV secolo, mentre l’altro è stato soggetto a forti rimaneggiamenti.

Chiesa di San Michele

Nei pressi dell’Arco di Augusto vi è l’ex Chiesa di San Michele, un edificio cinquecentesco di grande interesse architettonico anche per la loggia rinascimentale ricavata all’interno delle mura cittadine. La costruzione della chiesa fu iniziata nel 1494 per opera di maestranze comacine, e per la sua realizzazione furono utilizzati come materiali di recupero molte parte delle numerose rovine romane che si trovavano nei pressi.

Fano - ex Chiesa di San Michele
Facciata della ex Chiesa di San Michele – Fano

Per la realizzazione della loggia rinascimentale, la pietra d’Istria utilizzata fu infatti ricavata dai resti dell’attico superiore del vicino Arco di Augusto, da poco abbattuto (un anno prima) durante l’assedio di Federico da Montefeltro. Il Palazzo della loggia che allora aveva funzioni conventuali oggi ospita dei corsi di studio universitari, mentre la chiesa ormai sconsacrata è quasi sempre chiusa.

Rocca Malatestiana

Negli anni compresi fra il 1438 ed il 1452, fu edificata la Rocca Malatestiana, un’imponente fortezza voluta da Sigismondo Malatesta, signore di Fano, e progettata da Matteo Nuti. La struttura ricavata da una precedenza fortezza romana, ha una base quadrangolare con una serie di torrioni ai fianchi. La parte più antica è la rocchetta, una struttura romana e poi medievale che svolgeva funzioni difensive del porto, che allora sorgeva in quel luogo. Con il passare dei secoli il mare si è via via allontanato dalle mura romane, rendendo la funzione di questa rocchetta puramente difensive.

Fano - Rocca Malatestiana
Rocca Malatestiana – Fano

Palazzo Malatestiano

Altro importante edificio storico legato alla famiglia dei Malatesta è il Palazzo Malatestiano. Situato nel punto centrale della città si affaccia sull’attuale Piazza XX settembre, luogo che da sempre è stato il centro nevralgico di Fano, punto di incrocio del decumano massimo con il cardo massimo. E’ infatti in questo stesso luogo che sorgeva il Foro romano, e poi il mercato medievale.

Fano - Piazza XX Settembre
Piazza XX Settembre – Fano

Il palazzo è in stile rinascimentale, e fu realizzato proprio all’entrata al potere di Galeotto I Malatesta nel 1357, molto probabilmente prendendo il posto da edifici pubblici di epoca romana sopravvissuti e restaurati durante il medioevo. Ogni rappresentante di questa famiglia durante le diverse generazioni apportò una serie di modifiche ed aggiunte. E’ infatti del figlio Pandolfo III, l’ampliamento del palazzo con una nuova ala occidentale in stile tardo gotico.

Fano - Palazzo Malatestiano
Palazzo Malatestiano – Fano

Il Palazzo fin dalla sua realizzazione fu la residenza scelta dei Malatesta, fino al crollo della signoria avventua nel 1463. Come residenza fu scelta anche da personaggi storici importanti come Galeazzo Maria Sforza e Cesare Borgia. Nel 1518 un incendio distrusse alcuni ambienti nella parte alta, che portò alla realizzazione di un nuovo piano con finestre ad occhio di bue. Infine l’esercito di Napoleone saccheggiò fortemente la città, svuotando le ricchezze artitiche presenti all’interno di questo palazzo.


Nettuno ed il Borgo Medievale

Lungo la costa laziale, a sud di Roma vi è Nettuno, un antico porto e borgo medievale legato alla figura del dio dei mari. Il suo centro storico è racchiuso all'interno di mura e torri che si affacciano sul mare erette durante il medioevo per difendersi dalle scorrerie. Le sue viette e piazzette sono piene di locali notturni dove trascorrere un'allegra serata circondato da edifici...

Lungo la costa laziale, a sud di Roma vi è Nettuno, un antico porto e borgo medievale legato alla figura del dio dei mari. Il suo centro storico è racchiuso all’interno di mura e torri che si affacciano sul mare erette durante il medioevo per difendersi dalle scorrerie. Le sue viette e piazzette sono piene di locali notturni dove trascorrere un’allegra serata circondato da edifici storici.

Nettuno - Palazzo Baronale dei Colonna
Palazzo Baronale dei Colonna – Nettuno

Storia di Nettuno

Con l’avvento delle invasioni barbariche, molte delle grandi città romane furono saccheggiate e distrutte. Stesso destino toccò all’antichissima Antium, antica capitale dei Volsci Anziate e poi importante porto laziale dell’Impero romano. Infatti all’inizio del VI secolo d.C, i Goti comandati da Vitige distrussero totalmente la città.

Dopo la sua distruzione, per ben altri due secoli, fino a quasi il IX secolo, la costa laziale fu soggetta a moltissime incursioni barbariche, a cui seguirono quelle dei Saraceni. I sopravvissuti dell’antico centro abitato si raccolsero quindi in un borgo fortificato (oppidum) ricavato da quello che molto probabilmente fu il sito di un grande tempio dedicato al dio Nettuno. Questo borgo divenne quindi il famoso borgo medievale di Nettuno.

Nettuno - Una delle entrate del borgo medievale
Una delle entrate del borgo medievale

I primi feudatari che governarono su Nettuno dal X secolo d.C. furono i conti Tuscolo, che dovettero affrontare un lungo periodo di scorrerie saracene e che crearono non pochi problemi alla popolazione locale. Le truppe di papa Benedetto VIII (anch’egli della famiglia Tuscolo), scacciarono definitivamente i saraceni dalla zona. Il papato fortificò il borgo cittadino con possenti mura e torri, in modo da potersi difendere da ulteriori incursioni e si ebbe definita quindi la struttura dell’odierno borgo medievale.

Le mura del Borgo Medievale – Nettuno

Da quel momento in poi, il destino di Nettuno seguì le vicende dello Stato Pontificio. Per la sua importanza strategica come porto vicino a Roma, i papi assegnarono il feudo del borgo di Nettuno a diverse famiglie a seconda dei periodi storici e delle famiglie al potere nella capitale. Dopo i Tuscolo, a Nettuno assunse il potere la potente famiglia Colonna fino al 1501, anno in cui i Borgia, insediatesi a Roma con papa Alessandro VI, li cacciarono perché accusati di collaborazionismo con i francesi. I Borgia fecero erigere tra il 1501 ed il 1503, il Forte Sangallo per potenziare ulteriormente le difese lungo la costa laziale. Dopo i Borgia ritornarono al potere i Colonna, tra cui Marcantonio Colonna, feudatario di Nettuno e famoso per la grande vittoria sui turchi nella battaglia di Lepanto nel 1571.

Nettuno - Borgo Medievale
Borgo Medievale – Nettuno

Nel 1584, Felicia Orsini, vedova di Marcantonio Colonna, cedette il feudo alla famiglia Aldobrandini con il papa Clemente VIII. Nel 1700 papa Innocenzo XII acquistò dalla famiglia Pamphilj, tutta l’area intorno al vecchio porto neroniano di Anzio per la costruzione di un nuovo ed importante porto che verrà richiamato Anzio. Il porto si sviluppò notevolmentecon la formazione di un centro abitato tutto circostante. Gli abitanti di questo nuovo porto si fecero chiamare portodanzesi e cominciarono dei contrasti con i vicini abitanti di Nettuno. Nel 1857 gli abitanti del porto ottennero da papa Pio IX la scissione da Nettuno e si ebbe la nascita del Comune di Anzio.

Il Borgo Medievale di Nettuno

La parte vecchia di Nettuno può essere considerata la parte della città che si trova all’interno delle mura medievali, di cui la gran parte è stata integrata all’interno di costruzioni residenziali. La parte esterna delle mura, soprattutto nella parte dell’entroterra è quella meglio conservata e si possono osservare molte torri in perfetto stato, realizzate in gran parte nel 1300 sotto il periodo degli Orsini. Una volta entrati all’interno del borgo mediante le diverse porte di accesso si accede alle strette viuzze che compongono la rete urbana del centro storico medievale.

Nettuno - Chiesa di San Giovanni Battista ed Evangelista
Chiesa di San Giovanni Battista ed Evangelista (Nettuno)

Al centro del borgo si trovano diverse piazzette con scorci caratteristici, su alcune delle quali si affacciano monumenti di interesse storico. Tra questi abbiamo il Palazzo Doria-Pamphilj del 1600, l’antico Palazzo Baronale della famiglia Colonna, la chiesa di San Giovanni Battista che probabilmente fu edificata sulle rovine dell’antico tempio di Nettuno. Queste piazzette e le viuzze sono piene di locali che durante il periodo estivo e durante le sere del weekend si riempiono di visitatori, dando vita a questo antico borgo.

Forte Sangallo

A poca distanza a nord del borgo medievale sorge un’altra costruzione fortificata, il Forte Sangallo. Questa fortezza fu realizzata tra il 1501 ed il 1503 da Antonio da Sangallo il Vecchio (da cui prende il nome) su ordine di Cesare Borgia. Il suo scopo era quello di potenziare ulteriormente le difese del porto e del centro abitato, dato che stava via via assumendo sempre una maggiore importanza.

Nettuno - Forte San Gallo
Forte San Gallo – Nettuno

La fortezza è strutturata su base quadrangolare con al centro un imponente mastio che si erge a maggior altezza. Ai vertici delle mura si hanno quattro baluardi con mura altamente rinforzate. La fortezza rimase però in mano ai Borgia per pochissimo tempo. Passò infatti immediatamente ai Colonna che ritornarono a governare Nettuno. Nel 1831 furono i Borghesi che ne divennero i proprietari. Oggi la struttura è in gran parte adibita a Museo dello Sbarco delle truppe americane nella II Guerra mondiale e ad altre sale di esposizioni temporanee.

Nettuno - Forte San Gallo (interno)
Forte San Gallo, cortile interno – Nettuno

Palazzo Pamphilj

Nella piazza centrale del borgo medievale vi è un bellissimo edificio risalente al 1600, il Palazzo Pamphilj. Originariamente chiamato Casino Cesi, appartenne a questa famiglia fino al 1648, anno in cui fu venduto alla famiglia Pamphilj proveniente da Gubbio. Il nuovo proprietario Camillo Pamphilj ampliò enormemente la struttura acquistando gli edifici contigue ed unendone le strutture fino a fargli assumere la struttura odierna nel 1650. La fortuna di questo nuovo nobile romano si deve soprattutto allo zio Giovan Battista Pamphilj, divenuto papa Innocenzo X. Infatti la famiglia divenne ricca ed importante in brevissimo tempo, grazie anche alle scelte matrimoniali. Il padre di Camillo sposò Olimpia Maidalchini, e lui Olimpia Aldobrandini, già vedova di Paolo Borghese: donne ricchissime che con le loro doti, portarono immensa ricchezza alla famiglia.

Nettuno - Palazzo Pamphilj
Palazzo Pamphilj – Nettuno

Il Palazzo di Nettuno divenne particolarmente famoso, dato che ospitò la corte pontificia nel 1697, durante la visita per il progetto del nuovo porto di Anzio. Nel 1769 il palazzo passò sotto la famiglia Borghese. Oggi il palazzo ospita una scuola diretta dalle Suore Francesi della Croce grazie ad Adele de la Rochefoucauld, moglie di Francesco Borghese generale di Napoleone Bonaparte.


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