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Il Castello del Buonconsiglio di Trento

Ai margini del centro storico della città di Trento, in una posizione leggermente più elevata, sorge il Castello del Buonconsiglio, un complesso monumentale fortificato che fu la residenza dei Principi Vescovi di Trento, che regnarono su questo territorio per un lungo periodo che va dal XIII fino al XVIII secolo. In questo lunghissimo periodo, ogni epoca con i suoi particolari stili ha lasciato la sua testimonianza in questa fortezza, che oggi ospita un meraviglioso Museo d'Arte...

Ai margini del centro storico della città di Trento, in una posizione leggermente più elevata, sorge il Castello del Buonconsiglio, un complesso monumentale fortificato che fu la residenza dei Principi Vescovi di Trento, che regnarono su questo territorio per un lungo periodo che va dal XIII fino al XVIII secolo. In questo lunghissimo periodo, ogni epoca con i suoi particolari stili ha lasciato la sua testimonianza in questa fortezza, che oggi ospita un meraviglioso Museo d’Arte Storica.

Trento - Castel del Buonconsiglio - il Castelvecchio
Castelvecchio e la Torre d’Augusto – Castello del Buonconsiglio (Trento)

La fortezza fu edificata tra il 1239 e il 1255 a scopo difensivo della nuova città di Trento in pieno sviluppo. Fu edificata sopra un rilievo roccioso sfruttando quello che fu la sede di un antico castrum romano. Il suo nome attuale gli fu però attributo solo successivamente dopo il Trecento, con l’augurale nome di Buonconsilii (del Buonconsiglio).

Trento - Castel del Buonconsiglio - Retro

All’interno della fortezza, completamente circondata da alte mura, vi è il Castelvecchio che ne è il nucleo più antico. Di origine medievale, e quindi la più antica del complesso monumentale, questa parte occupa l’estremità più elevata, ed è composta da una serie di edifici, con un’alta e possente torre cilindrica, chiamata Torre d’Augusto.

Trento - Castel del Buonconsiglio
Facciata del Palazzo – Castel del Buonconsiglio (Trento)

Nella parte centrale, immediatamente a ridosso del Castelvecchio vi è il Magno Palazzo, un ampliamento del Cinquecento in chiaro stile rinascimentale. Questo palazzo fu voluto dal principe vescovo Bernardo Clesio come sua residenza signorile, godendo così sia della sicurezza della fortificazione circostante che degli agi di una sede prestigiosa. Sempre nel Cinquecento, il vescovo Giovanni IV Hinderbach fece abbellire il palazzo rinascimentale con elementi gotici-veneziani come la merlatura ed il loggiato.

Trento - Castel del Buonconsiglio - loggiato in stile gotico veneziano
Loggiato gotico-venenziano – Castel del Buonconsiglio (Trento)

A seguire la Giunta Albertiana, un ampliamento realizzato nel Seicento ed in stile barocco dal vescovo Francesco Alberti Poia. Questa struttura fu realizzata per permettere la comunicazione diretta tra la sezione medievale del Castelvecchio ed il Magno Palazzo, facendo diventare i due edifici un singolo Palazzo.

Trento - Castel del Buonconsiglio - Palazzo residenziale

 La fortuna e lo sviluppo di questa fortezza fu fortemente legata alla figura dei principi vescovi signori di Trento. Infatti, nel 1796, con l’invasione delle truppe napoleoniche, il vescovo Pietro Vigilio Thun abbandonò definitivamente la fortezza. Con il ripristino dell’aristocrazia europea, Trento passò alla contea del Tirolo, sotto il governo dell’impero austriaco, ed il Castello del Buonconsiglio da castello signorile divenne una caserma militare austriaca.

Trento - Castel del Buonconsiglio - Vista dall'esterno

Al termine della Prima Guerra Mondiale, Trento passò sotto lo Stato Italiano, che divenne così proprietario del castello. Dal 1973 è poi passato sotto l’autorità diretta della Provincia autonoma di Trento, che lo ha scelto come sede del Museo Provinciale d’Arte. All’interno si possono ammirare numerosi dipinti, sculture, opere grafiche, codici miniati, stufe in maiolica, e anche raccolte archeologiche e numismatiche, tutti reperti appartenenti ad importanti collezioni.


L’Abbazia di Fossanova

Tra il X ed il XII secolo, in Italia si svilupparono moltissime abbazie medievali, delle vere e proprie piccole città fortificate come l'Abbazia di Fossanova. Situata vicino Priverno, nel Lazio, non solo è famosa per il suo perfetto stato di conservazione, ma soprattutto per aver ospitato per moltissimi anni Tommaso d'Aquino, uno dei più grandi filosofi della...

Tra il X ed il XII secolo, in Italia si svilupparono moltissime abbazie medievali, delle vere e proprie piccole città fortificate come l’Abbazia di Fossanova. Situata vicino Priverno, nel Lazio, non solo è famosa per il suo perfetto stato di conservazione, ma soprattutto per aver ospitato per moltissimi anni Tommaso d’Aquino, uno dei più grandi filosofi della cristianità.

Abbazia di Fossanova - vista dall'esterno
Abbazia di Fossanova

Con la caduta dell’Impero Romano e l’abbandono graduale della città di Privernum, vi furono alcuni secoli di spopolamento ed abbandono delle campi e delle culture agricole. Verso il X secolo, si ricominciarono a formare dei punti di aggregazione sociale e culturale intorno ai monasteri, unici centri in cui si conservavano la cultura e le tecniche artigianali.

Abbazia di Fossanova - Retro della chiesa abbaziale e infermeria dei monaci
Retro della Chiesa (destra) e Infermeria dei Monaci (sinistra) – Abbazia di Fossanova

I campi abbandonati si trasformarono in latifondi gestiti dai monaci, unici allora a conoscenza delle tecniche agricole e di come si lavoravano i prodotti ottenuti costruendo frantoi (per l’olio), mulini (per la farina) e cantine (per il vino). I nuovi beni portarono ricchezza e la ricchezza portò lavoro. I monasteri crebbero di dimensione divenendo delle Abbazie, riempiendosi di ricchezze, di arte e di manovalanza (i conversi) proveniente dai vicini centri abitati.

Abbazia di Fossanova - costruzioni per artigiani
Botteghe per artigiani – Abbazia di Fossanova

L’Abbazia di Fossanova, fu chiamata così per il nome della vicina frazione di Fossa Nova di Priverno. Dal X fino al XV secolo ebbe un notevole sviluppo, arrivando a gestire un territorio molto esteso. Poi con la fine del medioevo, le forme economiche cominciarono a cambiare in Italia e le forme feudali come le Abbazie diminuirono di importanza. Nel XIX secolo, tutta la tenuta di Fossanova, che comprendeva anche l’abbazia, fu acquistata dai principi Borghese.

Gli edifici per il lavoro ed i conversi


Tutte le abbazie, compresa l’Abbazia di Fossanova, per come erano strutturate, erano dei microcosmi autosufficienti, dove monaci e conversi producevano in proprio praticamente quasi tutto ciò di cui avevano bisogno. I conversi, pur vestendo abiti da frate, non avevano mai formulato i voti religiosi, ma svolgevano nell’abbazia le funzioni più umili. Questa categoria di persone costituivano la vera forza lavoro dell’abbazia, ed era una condizione molto comune all’epoca, dato che tante persone illetterate trovavano rifugio e sostentamento in questi luoghi.

Abbazia di Fossanova - edifici per il lavoro dei conversi
Edifici per il lavoro dei conversi – Abbazia di Fossanova

Quindi entravano a far parte del complesso abbaziale, edifici adibiti ad officine, granai, ricoveri per animali, frantoi, mulini e depositi di derrate alimentari. Passeggiando così all’interno dell’abbazia di Fossanova, si possono incontrare moltissimi edifici per il lavoro, che con alcune strade interne, porta a farla assomigliare ad una struttura urbana tipo un piccolo paese.

Abbazia di Fossanova - Entrata secondaria ed edifici del lavoro
Entrata secondaria nella torre ed ex granaio – Abbazia di Fossanova

Entrando dall’ingresso secondario, un portone incassato in una torre sui resti di quella che era la cinta muraria, si incontrano gran parte degli edifici del lavoro, in particolare un lungo edificio rosso, originariamente un granaio, oggi profondamente alterato per essere trasformato in un palazzo residenziale (lavori del XIX secolo).

La chiesa di Santa Maria

Nella parte centrale del complesso abbaziale vi è la Chiesa di Santa Maria, Questo imponente edificio fu costruito insieme al resto del complesso abbaziale negli anni compresi tra il 1163 ed il 1208, anno in cui venne consacrata. Lo stile della chiesa è quello che si potrebbe definire primo gotico italiano, dato che sono presenti ancora alcuni richiami allo stile romanico.

Abbazia di Fossanova - Facciata della chiesa
Facciata della Chiesa di Santa Maria – Abbazia di Fossanova

La facciata rivela le trasformazioni avvenute nel corso dei secoli. Si vede chiaramente che il rosone ed il portale sono opere aggiuntive in sostituzione di quelle precedenti (colorazione gialla). La facciata originale è invece realizzata, come il resto della chiesa, in calcare bianco, ed è ripartita in tre ordini principali, scanditi dalla cornice di tipo borgognone presente anche all’interno.

Abbazia di Fossanova - Chiesa di Santa Maria - Rosone
Rosone della Facciata della Chiesa di Santa Maria – Abbazia di Fossanova

Nel piano intermedio si apre il rosone, sormontato da un frammento scultoreo, proveniente dalla rosa centrale. Dal centro si diramano ventiquattro colonnine binate, coronate da capitelli a crochet (a uncini), sui quali si impostano archi intrecciati. Il rosone, con le sue dimensioni imponenti, spezza la sottostante cornice marcapiano, inserendosi a forza nello spazio della facciata. Esso sostituì probabilmente un’apertura precedente di dimensioni inferiori.

Abbazia di Fossanova - Portale della Chiesa
Lunetta sul portale della chiesa di Santa Maria – Abbazia di Fossanova

Anche il portale, come il rosone, si evidenzia come elemento inserito successivamente su un progetto di un portico cominciato a costruire ma mai completato. La somiglianza dei suoi capitelli con quelli della chiesa di San Giovanni in Toro a Ravello (XII sec) ha suggerito il coinvolgimento di maestranze campane. La lunetta, alterata nel primo Novecento, presenta una decorazione musiva cosmatesca, a dischi e losanghe.

Abbazia di Fossanova - Chiesa
Parte laterale della chiesa di Santa Maria – Abbazia di Fossanova

Secondo una tradizione settecentesca mai accertata vi si trovava la seguente iscrizione: “Fridecus I imperator semper augustus hoc opus fieri fecit” (Federico I imperatore, sempre augusto, fece realizzare quest’opera). Si è perciò ipotizzata a lungo una committenza da parte di Federico I Barbarossa (1155-1190), mentre le tangenze con la produzione artistica federiciana hanno fatto supporre un intervento da parte di Federico II di Svevia (1220-1250). Di certo, il portale fu realizzato da maestranze laziale e campane nella prima metà del XIII secolo.

Abbazia di Fossanova - Navata della chiesa
Navata della Chiesa di Santa Maria – Abbazia di Fossanova

L’interno della chiesa è ampio e luminoso, grazie alla luce proveniente dall’ampio rosone e dalle numerose finestre poste in alto lungo tutta la navata centrale. Quest’ultima si divide da quelle laterali, attraverso due file di pilastri polistili che sorreggono delle volte nervate da archi trasversi. La navata oggi è unica, mentre originalmente era suddivisa in due diversi settori: il coro dei monaci ed il coro dei conversi. La suddivisione consisteva in una barriera di pannelli lignei oggi andati perduti.

Abbazia di Fossanova - Soffito a volte della navata
Soffito a volte della navata centrale –

Nella parete sinistra del presbiterio vi sono resti di affreschi (San Tommaso con l’ostensorio), ascrivibili a un maestro attivo a Priverno nel XV secolo, mentre nella cappella a sinistra dell’abside si conservano affreschi d’età moderna (XVIII secolo). Nel lato settentrionale del transetto si apre la porta dei morti, che conduceva al cimitero dei monaci.

Abbazia di Fossanova - Cappella affrescata nella chiesa di Santa Maria
cappella a sinistra dell’abside (dipinti XVIII sec) – Abbazia di Fossanova


Priverno e la sua Piazza

L'attuale centro urbano conserva ancora la sua struttura medievale con una via centrale che lo attraversa ed una piazza centrale che costituisce il cuore civile e religioso del borgo: la caratteristica Piazza Giovanni XXIII. Su questa affascinante piazza si affacciano gli edifici più significativi della città, come la Cattedrale, il Palazzo Comunale, ed il Palazzo Antonelli....

Priverno in provincia di Latina è un borgo medievale costruito nel IX secolo a seguito dell’abbandono dell’antica città romana di Privernum a causa delle continue scorribande da parte di invasori, prima barbarici e poi saraceni. L’attuale centro urbano conserva ancora la sua struttura medievale con una via centrale che lo attraversa ed una piazza centrale che costituisce il cuore civile e religioso del borgo: la caratteristica Piazza Giovanni XXIII. Su questa affascinante piazza si affacciano gli edifici più significativi della città, come la Cattedrale, il Palazzo Comunale, ed il Palazzo Antonelli.

Priverno - Piazza Giovanni XXIII
Priverno – Piazza Giovanni XXIII

In cima ad una scalinata, in un angolo della piazza, sorge la Cattedrale di Santa Maria Annunziata. L’edificio conserva alcuni elementi architettonici dell’originario impianto romanico risalente al XII secolo, in particolare nel portico antistante l’entrata della chiesa. Tra questi elementi, vi sono le decorazioni scolpite negli archivolti, e alcuni animali stilofori, che sostengono sul loro dorso i pilastri alla base delle arcate del portico.

Priverno - Cattedrale di Santa Maria Annunziata
Priverno – Cattedrale di Santa Maria Annunziata

All’interno la chiesa è suddivisa in tre navate, di cui le laterali presentano numerose cappelle che ancora oggi conservano reliquie e preziose opere d’arte. Per esempio, nella terza cappella nella navata a sinistra vi è un bel crocifisso ligneo del 1672, mentre in un’altra cappella che si affaccia sulla navata destra si conserva, all’interno di un’urna, il teschio di San Tommaso d’Aquino, patrono della città e uno dei più famosi filosofi della cristianità. Morì nella vicina Abbazia di Fossanova nel 1274. Altra preziosa opera custodita all’interno della chiesa è il dipinto della Madonna di Mezzagosto, probabilmente di origine bizantina e rinvenuto nel 1143.

Priverno - Cattedrale, animale stiloforo del medioevo
Priverno – Animale stiloforo nel portale della cattedrale

Accanto alla Cattedrale vi è il Palazzo Comunale. In stile gotico, questo edificio risale al XIII secolo. Alla base vi è un porticato ad archi ogivali e poi nei piani superiori si sviluppa l’edificio comunale vero e proprio, con finestre bifore e trifore. La struttura attuale però è il risultato di una ristrutturazione effettuata nella seconda metà dell’Ottocento (1856-1862).

Priverno - Fontana dei Delfini,
Priverno – Fontana dei Delfini,

Nella parte più alta della Piazza vi è inoltre la Fontana dei Delfini, progettata dall’architetto Olivieri nel 1877 e realizzata in occasione dell’arrivo dell’acqua potabile in città. Sottostante alla fontana vi è il Monumento ai Caduti, che contiene un sacrario dedicato alle vittime delle due guerre.

Priverno - Palazzo Antonelli
Priverno – Palazzo Antonelli

Infine, di fronte alla Cattedrale si affaccia il Palazzo Antonelli. La facciata presenta due bifore con archi a tutto sesto che si sono conservate dalla struttura medievale originale, mentre l’elegante decorazione geometrica bicolore è di epoca rinascimentale.


Édouard Manet, il precursore dell’Impressionismo

Tra i precursori dell'impressionismo e dell'arte moderna in generale, Édouard Manet ne è forse il più grande ed indiscusso. Le sue opere ruppero la tradizione pittorica dell'Ottocento, ormai stanca e ripetitiva, ne estrasse alcune caratteristiche per lui ancora degne e aggiunse nuovi concetti. rivoluzionando completamente il concetto d'arte. I suoi quadri oggi hanno un valore artistico incredibile e sono tra i più ammirati al mondo. ...

Tra i precursori dell’impressionismo e dell’arte moderna in generale, Édouard Manet ne è forse il più grande ed indiscusso. Le sue opere ruppero la tradizione pittorica dell’Ottocento, ormai stanca e ripetitiva, ne estrasse alcune caratteristiche per lui ancora degne e aggiunse nuovi concetti. rivoluzionando completamente il concetto d’arte. I suoi quadri oggi hanno un valore artistico incredibile e sono tra i più ammirati al mondo.

Édouard Manet - Luncheon on the Grass (1863)
Édouard Manet – Luncheon on the Grass (1863)

Manet fu il primo a mettere in discussione l’approccio tradizionale della pittura dell’Ottocento. Allontanandosi dai soggetti rappresentati in maniera idealistica, pose invece l’attenzione alla pittura stessa, con una tecnica ed una scelta dei colori atti ad esaltare caratteristiche e concetti diversi rispetto alla semplice rappresentazione del soggetto stesso.

Édouard Manet - The Railway (1873)
Édouard Manet – The Railway (1873)

Aspetti innovativi da lui introdotti furono per esempio la pennellata libera e visibile, in contrasto con quella che fino ad allora era diventata quasi una “fotografica” rappresentazione della realtà. Un’altra innovazione fu la diminuita rilevanza per la prospettiva e le profondità di campo: il soggetto viene rappresentato in maniera piana e riempitiva, senza mai andare a cercare uno spazio in cui rappresentarlo.

Édouard Manet - At the Café (1879)
Édouard Manet – At the Café (1879)

E ancora, il ruolo dei colori: la colorazione naturale viene spesso sostituita da colori saturi, allo scopo di rivelare in maniera inconscia le emozioni e le sensazioni che si celano nel soggetto rappresentato e in ciò che lo circonda. Questo un concetto completamente innovativo, poco percepibile prima di allora, ma che sarà il fondamento di tutta l’arte moderna.

Édouard Manet - In barca ad Argenteuil (1874)
Édouard Manet – In barca ad Argenteuil (1874)

Ulteriore innovazione che lo contrappose agli artisti del primo Ottocento e del Realismo in generale, fu però la scelta dei soggetti da raffigurare. I soggetti prediletti da Manet sono soggetti comuni, legati principalmente agli aspetti della vita moderna. Non c’è niente di ideale o di nostalgico nelle sue scelte, i personaggi da lui rappresentati vivono nel quadro gli aspetti della vita mondana dei tempi moderni: gente che passeggia, festeggia o partecipa ad eventi che scandiscono la vita moderna.

Édouard Manet - Chez le père Lathuille (1879)
Édouard Manet – Chez le père Lathuille (1879)

Manet non rifiutò mai l’arte dei suoi predecessori, l’adattò semplicemente ai tempi moderni che stavano giungendo. Infatti pittori come Velázquez e Goya furono presi da Manet come modelli da seguire, da cui trarre le giuste direttive da conservare e modernizzare, per ricomporle nelle sue opere. Creò quindi un ponte tra il Realismo e l’Impressionismo senza mai entrare a far parte di nessuno dei due mondi.

Édouard Manet - In the Conservatory (1878-79)
Édouard Manet – In the Conservatory (1878-79)

Manet fu infatti associato allo stile impressionista, grazie a Degas e Monet che lo videro sempre come loro precursore. Ma in realtà Manet non si identificò mai come impressionista, né pratico mai la pittura en plen air, anche se si deve a lui la creazione di tutte le basi artistiche necessarie per dare l’incipit all’impressionismo.

Édouard Manet - Il bar delle Folies-Bergère (1882)
Édouard Manet – Il bar delle Folies-Bergère (1882)


Il Convento de Cristo di Tomar, il rifugio dei Templari

Tra le più belle attrazioni monumentali di tutto il Portogallo, vi è il Convento de Cristo a Tomar. Questo imponente convento fortificato è fortemente legato alla storia dei Templari, monaci cavalieri famosi in tutto il mondo allora conosciuto per la loro abilità sia come guerrieri che per la loro capacità di gestire immense ricchezze e conoscenze. Qui trovarono rifugio anche dopo che nel resto d'Europa furono banditi e...

Tra le più belle attrazioni monumentali di tutto il Portogallo, vi è il Convento de Cristo a Tomar. Questo imponente convento fortificato è fortemente legato alla storia dei Templari, monaci cavalieri famosi in tutto il mondo allora conosciuto per la loro abilità sia come guerrieri che per la loro capacità di gestire immense ricchezze e conoscenze. Qui trovarono rifugio anche dopo che nel resto d’Europa furono banditi e perseguitati.

Tomar, Convento de Cristo - entrata al complesso conventuale
Entrata al Convento de Cristo (Tomar)

A cavallo tra il XII ed il XIII secolo, l’ordine dei Cavalieri Templari venne in aiuto dei portoghesi per riconquistare i territori meridionali dai Mori. Il successo dell’impresa e la realizzazione di una nazione come il Portogallo, fecero guadagnare il ben volere verso i templari da parte dei reali della nuova nazione. Furono così ricompensati con terreni e potere politico.

Tomar, Convento de Cristo - refettorio dei templari
Refettorio dei Templari – (Convento de Cristo, Tomar)

Dopo la liberazione dei Mori del territorio di Tomar, i Templari ricevettero in premio dal re alcuni territori tra cui il terreno su cui sorge oggi il Convento de Cristo. Infatti per presenziare la zona, il Gran Maestro dei Templari decise di fondare nel 1160 un distaccamento del loro ordine, costituito principalmente da un castello e da pochi altri edifici, che oggi costituiscono la parte più antica del complesso.

Tomar, Convento de Cristo - interno della struttura
Passaggio tra chiostro di Santa Barbara(Convento de Cristo, Tomar)

Nonostante l’abolizione dell’ordine dei templari in gran parte d’Europa su ordine di Clemente V, in Portogallo, i templari trovarono un sicuro rifugio sotto la corona di re Dinis che ribattezzò l’ordine come Ordine di Cristo. In questo modo non solo poterono sopravvivere, ma potettero ereditare tutti i beni e le funzioni del precedente ordine templare. Nel 1356, Tomar e il Convento de Cristo divennero appunto il quartier generale del nuovo ordine.

Tomar, Convento de Cristo - Charola soffitto
Charola soffitto (Convento de Cristo, Tomar)

Gran parte della struttura odierna fu realizzata da Enrico il Navigatore nel 1418, allora governatore del nuovo Ordine di Cristo, in particolare la Charola (la chiesa dei Templari), chiamata anche Rotunda, una chiesa dalla forma particolare a tamburo con 16 lati. Questi ampliamenti si resero necessari per espletare il nuovo ruolo svolto dal Convento de Cristo come nuova sede principale dell’Ordine di Cristo.

Tomar, Convento de Cristo - Charola
Charola (Convento de Cristo, Tomar)

Altri elementi del complesso conventuale furono realizzati sotto il regno di João III (1521-27). Infatti l’ordine, sempre sotto la protezione dei re del Portogallo, era riuscito a crescere e ad incrementare i propri commerci. Tale nuova ricchezza portò ad accrescere l’importanza della struttura e quindi si rece necessario ampliarla e ristrutturarla.

Tomar, Convento de Cristo - chiostro grande
Chiostro grande (Convento de Cristo, Tomar)

L’ordine incaricò gli architetti João de Castilho e Diogo de Arruda di ridisegnare i chiostri interni, e rifinire gran parte del resto del convento aggiungendo elementi in stile manuelino. Furono così realizzati il Chiostro dei Corvi, il Chiostro del Pane ed il Chiostro Grande. In particolare quest’ultimo è considerato un raro esempio di stile rinascimentale italiano in Portogallo.

Tomar, Convento de Cristo - Chiostro del Pane
Chiostro del Pane (Convento de Cristo, Tomar)

Precedenti a questi, vi sono altri chiostri (in totale vi sono 8 chiostri nel complesso) realizzati in stili diversi, tra cui il Chiostro del Cimitero, in stile gotico, chiamato così perché fu il luogo di sepoltura dei cavalieri templari e poi successivamente dai monaci dell’Ordine di Cristo. Fu realizzato da Enrico il Navigatore, e si presenta ad un solo piano con archi a sesto acuto sorretti da doppie colonne decorati con capitelli a motivi vegetali. Inoltre le pareti del deambulatorio sono rivestite con degli azulejos del XVI secolo.

Tomar, Convento de Cristo - Chiostro gotico del Cimitero
Chiostro del Cimitero (Convento de Cristo, Tomar)

Altro elemento di elevato pregio sia artistico che architettonico è la finestra della sala capitolare realizzata in stile manuelino dall’architetto Diogo de Arruda tra il 1510 ed il 1513. Questa enorme finestra si affaccia sul chiostro di Santa Barbara ed è riccamente decorata con motivi manuelini, tra cui si può riconoscere il simbolo dell’Ordine di Cristo e di Manuele I.

Tomar, Convento de Cristo - Finestra manuelina della sala capitolare
Finestra manuelina della sala capitolare (Convento de Cristo, Tomar)


Faro

Faro è una città a sud del Portogallo che spesso viene tenuta fuori dai giri turistici più culturali ed è apprezzata dal turismo di massa solo per le sue vicine spiagge. La città è stata infatti spesso sede di numerose battaglie che ne hanno lasciato fortemente il segno, dapprima la conquista sui Mori da parte del portoghesi, poi soprattutto il saccheggio e la distruzione di quasi tutta la città da parte degli inglesi nel...

Faro è una città a sud del Portogallo che spesso viene tenuta fuori dai giri turistici più culturali ed è apprezzata dal turismo di massa solo per le sue vicine spiagge. La città è stata infatti spesso sede di numerose battaglie che ne hanno lasciato fortemente il segno, dapprima la conquista sui Mori da parte del portoghesi, poi soprattutto il saccheggio e la distruzione di quasi tutta la città da parte degli inglesi nel 1596.

Faro - le vie della città

Nonostante questo, la città di Faro ha ancora qualcosa da offrire ai suoi visitatori, in particolare l’atmosfera che si può trovare lungo le vie del suo centro storico, con la Cattedrale medievale e l’Arco da Vila.

Faro - Porta Árabe retro di Arco da Vila.
Faro – Porta Árabe retro di Arco da Vila.

Partendo dal porto della città, si intravede l’Arco da Vila, un portale monumentale del XIX secolo inserito in una delle porte medievali della città, la Porta Árabe ancora perfettamente visibile sul retro. Varcata la soglia si accede al centro storico, risalendo fino alla piazza centrale in cui si trova la Cattedrale di Faro o , la Igreja de Santa Maria.

Faro - Cattedrale medievale - Igreja de Santa Maria
Faro – Cattedrale medievale – Igreja de Santa Maria

Questa chiesa sorge nel luogo dove sorgeva la moschea ed è uno dei pochi edifici che sopravvisse agli incendi e distruzione ad opera degli inglesi nel 1596. Degli elementi originali si conservano la parte bassa del campanile, la porta medievale e due cappelle interne. Il resto è opera di ristrutturazioni successive, come per esempio l’ampliamento atto a comprendere un presbiterio rivestito dagli azulejos, le tipiche piastrelle dipinte di azzurro.

Faro - la città vecchia


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